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By Paolo Bastia
January 01st, 2018

Un ultimo sguardo al passato

Con Lena abbiamo esplorato luoghi nuovi per lei e noti per me. La verità è che quei luoghi li trovo disumani ed affascinanti. Ho sempre vissuto come un mio limite il fatto di non poter distaccare del tutto la mia fotografia dal ritratto: nei miei paesaggi anche se disabitati è quasi sempre presente una persona. Forse solo, ma un individuo c'è quasi sempre: a volte che passa per caso, o in questo caso, che posa.

Sono io quella persona, lo so, almeno all'inizio quando l'idea prende forma, poi man mano il soggetto ritratto prende confidenza con me e le mie suggestioni, si distacca da me e diventa lei.

A quel punto l'attrice non solo posa ma recita e soprattutto dialoga con me.

E' un compromesso tra quello che lei sente di poter fare e quello che io, in modo approssimato, le dico di dover fare. Io, come fotografo vivo in questo limbo, faccio un passo indietro ed osservo, irrompo, disturbo, impongo di recitare i miei mantra, le mie ossessioni.

Durante la sessione fotografica non sento più il conflitto tra dover raccontare una persona ed un luogo al contempo, ma vivo la scissione tra sognatore ed indagatore dei fatti. Tra mondo ideale dei bambini e quello pragmatico degli adulti. La visita al parcheggio vuoto, è stata questa, la sequenza di immagini prodotte dovrebbe riflettere questo passaggio. Io e Lena parliamo di noi (io parlo di solitudine, disagio di ossessione per l'ordine).

La prossima serie con è appare come gioco o meglio come un sogno:

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